Clic, clic, clic. Le mie scarpe ticchettano sul cemento. Cammino rapidamente sul sentiero del bordo strada. Ascolto le voci: mi dicono sempre cosa fare.
Da bambino vivevo nella mia terra africana: cosi viva e cosi ricca di morte. Una cosa muore, un'altra la mangia per continuare ad esistere. Ma da piccoli non ci pensavamo e le voci erano un suono ricco di bellezza, come farfalle con ali di velluto giallo e nero.
Mi tengo al centro esatto del mio sentiero immaginario mentre non smetto un attimo di ascoltare le voci.
Qui sono al sicuro da quasi 11 anni. Protetto dalle mie preacauzioni, dalla mia stessa angoscia. Sono circondato ed accudito da persone che hanno simpatia per la mia paura e fede nella mia follia cantilenante.
Una volta ero pazzo davvero, lo so. Il mio cervello era immerso nel caos. Ma ormai è passato tanto tempo dall'epoca del braccio dell'elettrochok anche se l'ombra è sempre vicina.
Ora il mio cervello è lucido: le voci mi dicono sempre cosa fare. Arredo la loro casa con mobili nuovi e le nutro con pezzi delle mie interiora nascosti tra parole fumose e strascicate, recitate con lucida ossessione.
Sanno tante cose, sono cosi furbe, le voci.
C.
(Caterina)
postato da: accaparlante alle ore 07:09 | Permalink | commenti (6)
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