martedì, 27 maggio 2008

Caro A.,

 non so come esprimere la passione che ho per te. Dove ci sei tu, tutto si illumina, quando la mattina mi dai il buongiorno  mi innammoro sempre più. Quando mi provochi ti vorrei baciare dappertutto .

Ieri mi hai regalato il depliant della biancheria intima, per farmi scegliere qualcosa. Il completino nero col perizoma ed il push-up è quello che mi è piaciuto di più.

Ora farò in modo di fartelo sapere cosi magari me lo regali.

So che se mi vieni "sotto" ti farei vedere le stelle e ti stritolerei.

Giovanna

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martedì, 27 maggio 2008
IMG_1946" Improvvisamente, leggendo il tuo blog, si aprono nella mia mente squarci di nuova conoscenza: una luce, là dove prima appariva solo il buio della follia.
Cos'è avvenuto?
Come mai la tua umana testimonianza mi restituisce l'altro nella sua integrità esistenziale, al di là della sofferenza, delle regressioni, delle devastazioni derivanti non tanto dalle patologie quanto piuttosto dalla incapacità ad orientarsi verso la comprensione?
Una comprensione che, attraverso un processo identificativo, di carattere psicologico-letterario, si spinge attraversando e facendosi attraversare dalla parabola esistenziale dell'altro, oltre i confini della conoscenza ufficiale: là, dove lo spazio interiore proietta immagini e frammenti di vita vissuta e di vita rubata, di vita inventata e di vita negata.
Un lampo: tutto ciò che prima era gelosamente custodito nel codice esistenziale dell'altro sembra aprirsi alla nostra comprensione, prima che  la notte scenda sugli ultimi bagliori."

Pasquale B.

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sabato, 17 maggio 2008

Seguo un filo sottile che mi trattiene al di quà.

E' lattiginoso, luminescente ed elastico. Lo seguo con gli occhi socchiusi facendo finta di penzolare, ballando al ritmo del vento di scirocco.  

 Mi schiaffeggia il viso, avvertendomi del mio corpo. Che urla.

L'altalena della mia vita.

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sabato, 17 maggio 2008

Ecco il fisico da "sballo" di Antonio, fotografato da Giovanna.

Maggio 010Maggio 014

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domenica, 11 maggio 2008

Caro Antonio,

ti voglio bene, ti amo moltissimo.

Il tuo fisico è da sballo.

Per me sei un angelo e non posso amarti come tu vuoi.

Ti auguro una buona domenica.

La tua

Giovanna

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domenica, 11 maggio 2008

Giovanna ammira il mare.GiovannaG&C.corretta2 jpg                                                      Giovanna e Caterina a MagicWorld

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mercoledì, 07 maggio 2008

africa-niger-river_bathingDa bambino correvo per i bassopiani e le pianure della mia terra africana. Correvo a perdifiato seguendo la scia di tramonti primordiali. Correvo con le mie lunghe gambe da gazzella.

Poi  un aereo ci portò in l'Italia, me e mio fratello. Avevo 9 anni e fui strappato dalle viscere di mia madre e della mia terra. Viscere che non hanno mai smesso di sanguinare.

Bambino ed adolescente con un padre alcolista e nessun punto di riferimento. Sogni e risate di speranza, sorrisi di fiducia al mondo mentre le mie mani riparavano motori di auto che sognavo.

Un giorno dei miei vent'anni,  un vigile urbano del paese mi chiamò sporco negro. Non so perchè... Non erano sporche, le mie mani. Gli diedi un pugno.

Fui giudicato non in grado di esistere, diverso.  Mio padre non mi richiamò indietro nemmeno una volta. Una sola volta.

Rinchiuso in camerate sporche di merda, violentato tutti i giorni da tutti: ero mulatto, carino e giovane. Ed urlavo il mio dolore. Lo strazio degli elettrochoc e la disgregazione del mio Io. Ho cercato di oppormi, disperato. Poi non più.

Mi chiamavano Josephine

Persi il senso del tempo, dello spazio, della vita, di me. Nudo e fragile, scivolai  per sempre giù,  in meandri impenetrabili e vischiosi.

Ora sono qui. Ma ancora mi oppongo furiosamente. Al mondo.  Devono imboccarmi perchè altrimenti divoro il cibo prendendolo con le mani.  Mi vestono  in tre. Perchè mi ribello, sorridendo.

Tento sempre di scappare, di correre in strada tra le auto che sfrecciano, con le mie lunghe gambe di gazzella africana.

Mi acchiappano sempre in tempo, i miei amici di qui, sempre per un soffio.  Non capisco che potrei morire schiacciato da un camion.

O forse si?

[Caterina]

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venerdì, 02 maggio 2008
012Costretti a denudarci dalla natura...
Il disagio di mostrare la pelle.
L'inverno aiuta a difendere e celare: gli abiti pesanti, il cappotto, la sciarpa. Lo schermo di sicurezza, la calda armatura con cui nascondere  le emozioni segrete ed i peli superflui.
Poi arriva la primavera, cosi, di colpo, quasi alle spalle. Confusi dalla voglia di sole, di cielo azzurro, di colori e dal desiderio di correre a nascondersi sotto un piumone ormai soffocante.
 Il corpo reagisce e l'anima incespica.
E loro si spaventano, come di fronte a qualsiasi cambiamento, le percezioni alterate dalla loro irrealtà a cui si aggrappano furiosamente.
La psiche e la natura: mistero potente ed ancestrale. Fasi cicliche.
Ieri non sono stata capace di convincerli a togliere il giubbotto. Per la strada assolata, mentre andavamo al bar per il loro consueto e sacro caffè mattutino, sudavano copiosamente.
" GG. togli il giubbotto: fa caldo".
E lui, con perline di sudore che gli scivolavano lungo il naso e lo sguardo stupito e paziente di chi deve avere a che fare con una persona "strana" : " No...non fà caldo. Sto bene."
postato da: accaparlante alle ore 07:53 | Permalink | commenti (4)
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